FAME, MALNUTRIZIONE E SOVRAPPESO: LE EMERGENZE NEL NUOVO RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE


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Il nuovo Rapporto dell’ONU – Nazioni Unite – su fame e malnutrizione fotografa dati preoccupanti, ma anche possibili soluzioni per favorire il raggiungimento del Goal 2 dell’Agenda 2030. Cresce la povertà alimentare nel mondo: nel 2018 circa 820 milioni di persone hanno sofferto la fame, nove milioni in più rispetto al 2017, un aumento registrato per il terzo anno consecutivo. È quanto emerge dal nuovo rapporto “State of food security and nutrition in the world”, redatto da cinque agenzie delle Nazioni Unite (Fao, Unicef, Oms, Wfp – World food programme e Ifad – International fund for agricultural development) e presentato il 15 luglio a New York. 

 

L’edizione di quest’anno include il nuovo indicatore “Prevalenza dell’insicurezza alimentare moderata o grave”, utile per misurare l’insicurezza alimentare a diversi livelli di gravità. Essere esposti a una moderata insicurezza alimentare significa affrontare difficoltà nel procurarsi il cibo, riducendo la qualità e/o la quantità degli alimenti che si consumano. Secondo i dati oltre due miliardi di persone rientrano in questa categoria, non potendo avere un accesso regolare a cibi sani e nutrienti in quantità adeguate.

Parallelamente il numero delle persone in sovrappeso continua a crescere in tutto il mondo, passando dal 30,8% nel 2000 al 38,9% nel 2016 per gli adulti. Il fenomeno colpisce anche i più giovani: nel 2016, un bambino su cinque in età scolare (131 milioni di bambini tra i cinque e i nove anni) e quasi un adolescente su cinque (207 milioni) erano in sovrappeso e nel 2018 il fenomeno ha colpito anche più di 40 milioni di bambini in età pre-scolare (sotto i cinque anni).

Su fame e malnutrizione, invece, per i poveri e i più vulnerabili la situazione è sempre più difficile. La malnutrizione aumenta infatti nei Paesi in cui ancora non vi è traccia di crescita economica, specialmente negli Stati a medio reddito e nelle nazioni che vivono prevalentemente di commercio internazionale di materie prime. Sebbene l’Asia rimanga la regione con il più alto numero di persone denutrite (513 milioni, contro i 256 milioni in Africa), se si guarda all’accesso a un’alimentazione sicura, nutriente e sufficiente, e quindi in particolare all’indicatore della “prevalenza della sotto-alimentazione” (prevalence of undernourishment), è l’Africa la regione con i dati più allarmanti. Infatti, dal 2015 la “prevalenza della sotto-alimentazione” in Africa è aumentata in maniera lieve ma costante (18,3% nel 2015, 19,2% nel 2016, 19,8% nel 2017) e secondo le stime la percentuale per il 2018 raggiungerà il 19,9% (contro l’11,3% dell’Asia). Le cause sono i cambiamenti climatici, i conflitti e le crisi economiche.

Il Rapporto individua le cause che determinano l’allontanamento dall’obiettivo “fame zero”:

  • i guadagni dei piccoli produttori alimentari sono meno della metà rispetto a quelli dei grandi produttori;
  • tra il 2016 e il 2017 tutti i Paesi sono stati colpiti dall’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari;
  • la pesca sostenibile non è una pratica diffusa nei Paesi in via di sviluppo. Fattori preoccupati sono inoltre la pesca eccessiva e l’implementazione non uniforme di strumenti internazionali per la pesca sostenibile;
  • l’emergenza idrica, che riguarda tutti i continenti, specialmente l’Africa settentrionale, l’Asia occidentale e l’Asia centrale e meridionale;
  • tra il 2000 e il 2015, a causa soprattutto della conversione di aree forestali in terreni agricoli, il mondo ha perso un’area delle dimensioni del Madagascar. Il grosso della perdita è stato registrato nelle aree tropicali (America Latina, Africa sub-sahariana e Sud-est asiatico);
  • l’irregolarità nei prezzi ha contribuito a compromettere l’accesso al cibo delle persone e il loro stato nutrizionale.

Sulla base dei dati il Rapporto propone delle manovre per invertire le tendenze negative. Una di queste riguarda la necessità investire nel settore agricolo, della pesca e della silvicoltura specialmente nei Paesi in via di sviluppo. Non solo, un altro passo che dovrebbero fare i governi sarebbe quello di promuovere la crescita della produttività e rafforzare la resilienza e la capacità di adattamento dei piccoli produttori alimentari.

Scarica il Rapporto

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