A VOI LA LINEA / VI VA DI GIOCARE A MINIBASKET?


Di DARIO MONDINI
Coordinatore Tecnico Regionale Minibasket Campania
Presidente A.S.D. LBL CASERTA


Per i cuccioli dei mammiferi, il gioco costituisce un’attività necessaria per la
sopravvivenza. Una forma di addestramento che insegna a diventare adulti, un
rito per mezzo del quale definiscono gerarchie e comunicano con i propri simili.
Oltre ad essere capaci di fissare e automatizzare le abilità proprie della specie di
appartenenza, spesso ne inventano nuove, stimolati da contingenze ambientali o
da dinamiche del branco. Il gioco, dunque, può essere definito il detonatore della
costruzione delle mappe cognitive e comportamentali; una considerazione che
riveste valore assoluto anche per i cuccioli degli umani.
L’apprendimento di abilità non è un processo spontaneo, ma necessita di idonee
stimolazioni da parte di figure professionali deputate allo scopo. Dal momento che
ogni bambino è un insieme di potenzialità e caratteristiche diverse, le molteplici
opportunità fornitegli potranno determinarne l’utilizzo durante lo sviluppo.
Proprio a questo mira il minibasket: porre il bambino al centro di un progetto
formativo e renderlo riferimento principale e costante della situazione di stimolo.
Gli esercizi e i giochi, proposti sempre in un contesto ludico, sono il mezzo per
perseguire l’obiettivo specifico, programmato in relazione alle capacità reali dei
destinatari del messaggio.
Il giocosport è stato definito “l’insieme delle strategie, delle procedure, dei
metodi e dei mezzi attraverso cui si favorisce l’apprendimento di una disciplina
sportiva”, ma il modello attraverso il quale il minibasket si descrive è ispirato a
modalità applicative nelle quali conoscenze e abilità diventano competenze ed
il piano di sviluppo funzionale-motorio si integra con il livello emotivo-cognitivo.
E’ stata abbandonata una forma d’insegnamento basata solo sulla ripetizione di
esercizi e procedure, anacronistica rispetto ai tempi che viviamo (in cui è
necessario allenarsi a risolvere problemi), per far posto ad una metodologia che
mira ad un bambino autonomo e competente, capace di iniziative personali.

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