I MESI DEL CORONAVIRUS: LA SFIDA EDUCATIVA CHE CI PUO’ CAMBIARE


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Uno dei tantissimi disegni giunti all’iniziativa “Il giorno in cui Cattivirus finì ko!” proposta da Funtasy Editrice ed Okay! alle scuole di tutta Italia. E’ stato realizzato da Giulia Rocca, alunna della Primaria di Cene (BG).

Guest Writer: VERA BONAITA

Dal mese di febbraio 2020, tutti siamo stati messi duramente alla prova a causa dell’epidemia da coronavirus che ha causato seri disagi nella vita di molte persone. In questa situazione di precarietà, alcune regioni d’Italia hanno avvertito una povertà che ha toccato vari ambiti religiosi, sociali ed economici: chiusura di chiese, industrie e negozi, limitazioni severe all’accesso in determinati luoghi di culto, supermercati presi d’assalto in orari meno flessibili, intere famiglie “bloccate” da danni economici per il mantenimento di uno stile regolare di vita. Per non parlare delle scuole, costrette a chiusura, nonostante siano vere e proprie sedi educative, importanti per formare i giovani alla relazione e allo scambio di idee e pensieri, luoghi di incontro e di aggregazione che maturano scelte indispensabili e responsabili nel futuro della società.

Come docente di scuola primaria, mi sento in dovere di esprimere alcune riflessioni circa quanto si è vissuto e si sta vivendo attraverso una nuova modalità di interazione per fare lezione e per correggere i compiti degli alunni. La cosiddetta “didattica a distanza”, ormai adottata dai vari ordini di scuola, può essere considerata una sfida educativa che, se da un lato manca di relazione “in presenza”, dall’altro permette di scoprire l’apprendimento di ulteriori tecniche informatiche e trasmetterle in modo circolare e sistematico. Faccio un esempio pratico. Nella scuola dove insegno, il Dirigente ha chiesto di installare determinati programmi per permettere ad ogni insegnante di interagire in team, con le famiglie e, soprattutto, con i bambini che inviano, grazie alla collaborazione dei genitori, i lavori assegnati. Personalmente, mi ritrovo a scrivere mails con commenti abbastanza esaustivi, non mi accontento del semplice voto numerico ma mi sembra di concretizzare una sorta di “ermeneutica” del sapere: mentre scrivo ai miei alunni, ricevo un riscontro da loro che spendono parole semplici ma sincere per farmi capire che sono soddisfatti (o meno) del giudizio. E’ vero che non ci vediamo “a tu per tu”, ma comunichiamo e scopriamo aspetti del nostro carattere che, forse, prima si davano per scontati. Inoltre, il periodo di “stasi” cui siamo stati costretti ci pone nella condizione di riflettere maggiormente sui valori perduti, recuperabili grazie all’intesa tra scuola, famiglia e società. I genitori si telefonano spesso, i docenti notano collaborazione e la società “cresce” in termini qualitativi, dando importanza all’empatia “da lontano”. In effetti, la possibilità di vedersi c’è: una video chiamata o video riunione diventa “motivo” di scambiare qualche parola tra insegnanti e alunni e, quindi, di vedersi e trovarsi. Mentre le famiglie ascoltano e consigliano. C’è circolarità d’intenti.

Mi sento di affermare, quindi, la positività di una realtà pur in un momento critico, come scritto all’inizio. La Pedadogia ci insegna a scoprire i lati più belli della storia nella vita di ogni persona, così anche tutto ciò che è accaduto (o sta ancora accadendo) può divenire motivo di novità per sfide educative diverse che ci aiutano ad entrare più in noi stessi e aprirci all’Altro con ascolto e pazienza in una dimensione di “ritorno” delle informazioni. Preferiamo di certo poterci parlare o comunicare gli uni accanto agli altri, vicini, presenti fisicamente. Ma nella storia ci sono sempre stati “corsi e ricorsi” (Giovan Battista Vico), tali per cui ci è chiesto di adattarci e rinnovarci, secondo il tempo che ci è dato.

Se penso all’uso di internet e dei vari programmi oggi utilizzati, credo si possa trarre beneficio ricordando il giovane Beato Carlo Acutis, meglio conosciuto come “il Santo del web”! E’ stato un ragazzo molto semplice, normalissimo e aperto alla vita sociale. Il suo segreto era l’Amore per Gesù Eucarestia e la recita del Santo Rosario. Carlo ha sempre diffuso Gesù e la Madonna, pregava molto e partecipava alla Messa ogni giorno. Con gli amici e gli altri era generoso e disponibile, praticava la carità in famiglia, a scuola e verso i più bisognosi. Era di aiuto a tutti, senza fare differenze né lamentarsi. Aggiungerei che un’altra sua caratteristica era proprio l’adattamento ad ogni circostanza e seguendo le necessità dei tempi odierni. Ha approfondito la conoscenza dell’informatica ed è diventato bravissimo ad utilizzare qualunque programma: per questo, gli è stato dato un titolo speciale quale Santo del web. Per conoscere in profondità la sua storia, ci sono diverse pubblicazioni dedicate a bambini e ragazzi.

Allora, lasciamoci guidare dall’esempio dei Santi come Carlo per affrontare con fiducia e speranza questo tempo di “corona virus” che ci ha insegnato (forse) a migliorare la qualità della nostra vita con il Signore, in famiglia e nella società.

Vera

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