NOVEMBRE ’90: BERGAMO DOMÒ IL DRAGO A MACAO (CINA) NELL’EDIZIONE MONDIALE DI “GIOCHI SENZA FRONTIERE”


Nella prima decade del novembre 1990 – sì, l’anno dei Mondiali di Italia ’90 – ho vissuto una singolare ed irripetibile esperienza umana e professionale. Allora giovane giornalista, venni inviato dal quotidiano L’Eco di Bergamo dall’altra parte del mondo, a Macao e ad Hong Kong, in Cina, al seguito della squadra di Bergamo in gara nella edizione intercontinentale di Giochi senza frontiere, storica trasmissione dell’Eurovisione che per la prima volta visse una edizione “mondiale”, con la produzione Rai a cura di Luciano Gigante e la conduzione di Ettore Andenna e Feliciana Iaccio. Furono giornate indimenticabili, come si può facilmente immaginare. Quasi 14 ore di volo, con scali a Londra e Dubai, per poi atterrare ad Hong Kong sfrecciando tra i grattacieli della megalopoli…

Bergamo,a Macao,non solo rappresentò il proprio territorio,ma difese i colori dell’Italia, in quanto la squadra orobica aveva trionfato nelle fasi europee del teletorneo estivo, seguito da ascolti record. Macao – allora territorio speciale portoghese situato sulla costa della Cina meridionale – stava vivendo le fasi di preparazione di un avvenimento importante: l’affrancamento (1999) da Lisbona e l’annessione alla Grande Cina. Come del resto anche Hong Kong, colonia britannica, era in vista dell’addio al Regno Unito (avvenuto nel 1997). 

L’organizzazione della spedizione bergamasca nell’Ultramar portoghese venne promossa dall’Apt (Azienda promozione turistica), dal Comune e dalla Provincia di Bergamo in collaborazione con Raiuno (che diffuse il programma durante le feste natalizie del 1990). Fu sostenuta, per quanto riguarda l’aspetto finanziario, dal contributo della societa Montello e dalla Banca Popolare di Bergamo.

I dieci atleti, capitanati da Beppe Gualini (pilota della Parigi-Dakar e dell’Incas Rally) e coordinati dagli allenatori Rossi e Fabbri, erano accompagnati dall’assessore provinciale allo Sport Valerio Bettoni, dal presidente dell’Apt Gianpietro Benigni, dall’assessore allo Sport del Comune di Bergamo Gianfranco Baraldi, da rappresentanti ed esponenti del mondo economico bergamasco,tra i quali Angela Giupponi dell’Unione Industriali di Bergamo. Di quella straordinaria avventura, coronata peraltro dal pieno successo della squadra orobica – che si piazzò al primo posto a pari merito con la squadra croata di Trogyr, dopo una gara senza esclusione di colpi – rimane  la serie di articoli che, giorno dopo giorno, scrissi come inviato de L’Eco di Bergamo (vennero prodotti anche degli “speciali” per Bergamo TV). Qui mi piace riproporre alcuni passaggi del servizio giornalistico conclusivo, con il  racconto di una manciata di immagini che restano indelebili in un viaggio-avventura in cui si riverberò lo spirito di una Bergamo che sogna e resiste, soprattutto nei momenti difficili. r.a.

IMMAGINI DI UN VIAGGIO RIMASTO NEL CUORE

Una leggenda cinese racconta che ad ogni festa, ad ogni appuntamento di gioia, occorre fare un po’ di rumore. Non importa quali strumenti si impieghino – barattoli,scatole,pentole,coperchi e così via – ; l’importante è che il frastuono trattenga lontano il… drago,ossia il cinismo,la negatività, l’inedia, l’indifferenza. Ed è proprio per questo che nella suggestiva notte del 7 novembre 1990, non appena la squadra di Bergamo – a pari merito con il team jugoslavo di Trogyr  – era riuscita ad agguantare il primo posto nell’incontro intercontinentale dei “Giochi senza frontiere”, il fondale scuro del cielo di Macao si è acceso dei colori di uno straordinario spettacolo pirotecnico,mentre la baia del “Fiume delle perle” rimbombava dei colpi di mille mortaretti.

Sì, il terribile dragone era stato domato. Macao era riuscita a vincere una sfida; ossia dimostrare che, a poco meno di nove anni dal passaggio sotto la sovranità della Repubblica popolare cinese, la colonia lusitana era riuscita a riaffermare la propria immagine di città-porta dell’Oriente, in grado di integrare  – sulla base di secolari vicende storiche – i flussi dell’Est con le correnti dell’Ovest.

I “giochi” eurovisivi ,di fatto,non sono stati altro che il pretesto per lanciare al mondo libero una serie di interrogativi circa il futuro di un territorio che, dopo quattro secoli e mezzo di dipendenza portoghese, vede avvicinarsi a grandi passi la scadenza di un “contratto di affitto” che,tutto sommato,pur nelle esasperazioni della economia del libero mercato, era riuscito a creare in territorio cinese una sorta di laboratorio per scambi e rapporti tra due continenti diversissimi.

Bergamo,con la sua partecipazione alla kermesse macanese, ha avuto l’opportunità di una piena immersione nel clima,negli umori e nelle aspettative di una popolazione che, con un po’ di inquietudine, malcelata dietro le cortine dei casinò e dei giochi d’azzardo, attende l’arrivo dei signori di Pechino. Nell’album dei ricordi che atleti ed accompagnatori della comitiva bergamasca  hanno portato da Macao ed Hong Kong si affollano tanti quadri che soltanto le prossime giornate – una volta smaltiti gli effetti (terribili!) del fusorario e del traumatico cambio di ambiente – potranno rivelarsi nella loro chiarezza. Ma qualche immagine ci è rimasta nella mente in modo particolare; vogliamo perciò riproporla in modo da non disperdere, con il passare del tempo, le emozioni del momento.

Primo flash. E’ quello proiettato sui volti e sugli occhi di centinaia di bambini che,in una piovosa domenica di novembre,a Macao, in un recinto lasciato libero dai grattacieli, partecipano al  “Bazar” ,una maxi pesca di beneficenza a favore dei poveri. In decine e decine di stand,ricolmi di bambole di pezza, palloni e giocattoli,scolari e studenti invitano a compiere un gesto di solidarietà per chi, come profughi ed anziani, ha quotidianamente problemi di sopravvivenza. La pioggia non arresta l’adesione della gente; alla fine della giornata i soldi raccolti consentiranno di acquistare  tonnellate di riso per dare da mangiare a chi, ogni giorno, lotta per non morire di fame. A pochi passi dal “Bazar” ,invece, nelle lucenti sale da gioco, fiumi di patacas – la moneta di Macao – scorrono sui tavoli verdi delle scommesse o nelle fessure delle slot-machines, le cosiddette “tigri affamate” di una Macao che proprio  sui contrasti sembra indirizzare i suoi richiami turistici e no.

Secondo quadro. Dipinge la Hong Kong della paura e degli incubi. Anche la megalopoli britannica,tra sette anni, dovrà ammainare il vessillo del Regno Unito per far posto alla stella rossa di Pechino. La colonia inglese vive giorni inquieti. Soltanto nello scorso anno,oltre cinquantamila persone hanno lasciato la metropoli per trasferirsi altrove, chi in Canada, chi in Australia, chi in America. Le drastiche misure imposte dallo stesso governo britannico – che,come noto, non riconosce la cittadinanza inglese agli abitanti della colonia di Hong Kong – hanno praticamente esposto la gente alle incognite di un passaggio di sovranità che nessuno desidera.

Ma la Cina rossa,ad Hong Kong, è già presente ed operante negli uffici-chiave del potere locale e nei movimenti finanziari. C’è un emblema architettonico a raccontare la penetrazione del regime di Pechino ad Hong Kong. E’ il grattacielo della Bank of China: una svettante stele a specchio che si lancia nel cielo per settantadue piani.E’ l’edificio più elevato della metropoli. E deve rimanere tale.Per ordine di Deng Xiao Ping.

Terza immagine. E’ quella dei missionari bergamaschi che a Macao come ad Hong Kong sono in prima linea nell’affrontare le  emergenze sociali di un Paese che, stretto com’è al centro delle tensioni del Sud-Est asiatico, avverte i traumi degli squilibri e delle contraddizioni. Scuola e pronto intervento nelle povertà sono i  fronti sui quali sono impegnati religiosi e religiose nativi della terra di Bergamo. Una testimonianza,la loro, di estrema coerenza evangelica, vissuta nelle difficoltà di un contesto sociale nel quale i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri rimangono sempre più tali.

Questa “task force” orobica nel Continente Giallo ha tanti volti ,come quelli di madre Maria Goisis,di suor Alma Allieri,di padre Luigi Bolis,di padre Giosuè Bonzi, di padre Pietro Martinelli e di altri che,durante la nostra rapida spedizione sulla costa bagnata dal Chu Kiang, non abbiamo potuto incontrare, per mancanza di tempo. Anche sulle opere da essi avviate si stendono le nubi di un futuro gravido di interrogativi.  Molti dei missionari bergamaschi ad Hong Kong e a Macao  portano  ancora sulla pelle i segni dell’espulsione dalla Cina,quando nel 1949 l’avvento del comunismo in quel Paese innescò un’operazione anti-religiosa che portò sofferenze, dolori e lacerazioni delle quali  si è raramente parlato.

La quarta fotografia è tutta per l’equipe  atletica  bergamasca la quale,sobbarcandosi sacrifici non indifferenti, è riuscita a stabilire a Macao un risultato prestigioso. Il team guidato da Beppe Gualini – e formato da Mario Pasotti, Enrico Colpani, Emilio Previtali ,Francesco Boni, Mina Grassi, Emanuela Piccinini, Silvia Personeni, Amedea Brena, Fabiola Cuni – è diventato un po’ il simbolo di una Bergamo che stabilisce collegamenti con il mondo e ricerca vie nuove ed originali per avvicinare la città a culture ed esperienze diverse. Non si sa se l’avventura televisiva di “Giochi senza frontiere” avrà ulteriori sviluppi . Per ora non si può non prendere atto di come lo sforzo congiunto degli enti locali – Azienda promozione turistica,Comune e Provincia di Bergamo, con la collaborazione di società ed aziende, come la Banca Popolare di Bergamo e la Società Montello Acciaierie – abbia prodotto un’esperienza che, forse, meriterà un piccolo spazio nella cronaca di questi anni…                                                

Roberto Alborghetti (L’Eco di Bergamo, Novembre 1990)

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