SOCIAL O DIS-SOCIAL?/ IL “CASO TIK TOK” E GLI ALLARMI INASCOLTATI


Uno dei tantissimi lavori prodotti negli incontri nelle scuole sui temi di “Social o dis-social?”: è stato realizzato dagli studenti dell’IC “D’Annunzio” di Lanciano (CH).

Di ROBERTO ALBORGHETTI

Era ora! E scusate la franchezza, anche se ciò potrà suscitare contrarietà in tante nostre ragazzine e nostri ragazzini. Finalmente il Garante per la protezione dei dati personali ha disposto nei confronti di Tik Tok il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica. L’Autorità nazionale ha deciso di intervenire in via d’urgenza a seguito della terribile vicenda della bambina di 10 anni di Palermo, coinvolta ed attirata in uno di quei giochi atroci in cui ha tentato di sfidare la morte con una cintura stretta al collo. Il suo cellulare ha ripreso quella prova estrema per essere poi postato sul social Tik Tok, dove da mesi spopola tra i giovanissimi una perversa sfida online, il “Blackout challenge”.  

Un episodio sul quale la grande stampa – su carta ed online – sembra ora stracciarsi le vesti, sull’onda emotiva di un fatto che indigna. Ma dov’erano tutti qualche giorno prima? Ci ricordiamo benissimo gli articoli ed i servizi elogiativi su Tik Tok (social pianificato e diffuso dalla Cina in tutto il mondo), senza minimamente mettere in discussione la sua “filosofia” fortemente “dis-social” e la sua pervasività giocata sull’egocentrismo spinto all’eccesso dei suoi iscritti. E lo stesso TG 1, solo all’indomani della tragedia di Palermo, è giunto a suggerire che, agli under 14, forse sarebbe meglio togliere il cell, dimenticando in quanti servizi aveva idolatrato proprio il social network cinese…

Quanta ipocrisia! Ci voleva la scomparsa di una ragazzina per capire la pericolosità di Tik Tok? Da anni, negli incontri nelle scuole, per riflettere sul libro “Social o dis-social?”, stiamo dicendo che i social – ed in particolare Tik Tok ed alcuni videogiochi – e l’abuso degli smartphone, sono ormai diventati una giungla piena di rischi per i minori. Da anni, anche negli incontri di formazione docenti, Tik Tok è sempre stato al centro delle riflessioni: ne abbiamo presentato le caratteristiche e le finalità, analizzandone i contenuti, le modalità in cui si pone nei confronti dei minori, soprattutto delle ragazzine, indotte a comportamenti e a stili di vita che certo non sono passi avanti sul piano della presentazione e della rappresentazione dell’immagine della stessa figura femminile.

Abbiamo sempre stigmatizzato Tik Tok e la sua irrispettosa disinvoltura nella moderazione dei contenuti condivisi e su ciò che viene consentito agli utenti più giovani, tanto da essere anche bannato in alcuni Paesi per via di clip video ritenuti “immorali e indecenti”, soprattutto considerando che almeno un terzo degli utenti ha meno di 14 anni, e che la cosiddetta “Tik Tok star più seguita”, Charli d’Amelio, ha appena 16 anni. Per non parlare di gravissimi episodi che hanno consentito contatti tra minori e “groomers”, gli adescatori in rete. In questi incontri, abbiamo sempre sollecitato genitori ed educatori a mettere un po’ il naso nel consumo che i minori fanno di Tik Tok e di altri servizi online. E soprattutto a verificare tempi, modalità e scelte che i minori attuano – spesso nell’assenza dei genitori – nell’accesso ai dispositivi elettronici. Aspetti, questi, illustrati con chiarezza nel testo “Social o dis-social?” (Funtasy Editrice), che tante scuole continuano ad adottare. E qualcosa si sta muovendo, anche se gli allarmi rischiano spesso di restare inascoltati da genitori (e da un’opinione pubblica) arrendevoli, fatalisti e menefreghisti.

C’è da dire che il Garante della protezione dei dati personali, il mese scorso, aveva già contestato a Tik Tok una serie di violazioni: scarsa attenzione alla tutela dei minori; facilità con la quale è aggirabile il divieto, previsto dalla stessa piattaforma, di iscriversi per i minori sotto i 13 anni (per la legge italiana sarebbero 14!); poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti; uso di impostazioni predefinite non rispettose della privacy. Il Garante aveva annunciato (22 dicembre 2020) procedimento formale contro TikTok per “scarsa attenzione alla tutela dei minori” – si legge nel comunicato – “divieto d’iscrizione ai più piccoli facilmente aggirabile, poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti, impostazioni predefinite non rispettose della privacy.”

Ora, dopo l’episodio di Palermo (ma quanti altri casi sono sopportati nel silenzio?) l’Autorità ha deciso un ulteriore e più decisivo intervento al fine di assicurare immediata tutela ai minori iscritti al social network in Italia. L’Autorità ha dunque vietato a Tik Tok l’ulteriore trattamento dei dati degli utenti “per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico”. Il divieto durerà per il momento fino al 15 febbraio, data entro la quale il Garante si è riservato ulteriori valutazioni. Il provvedimento di blocco verrà portato all’attenzione dell’Autorità irlandese, considerato che recentemente Tik Tok ha comunicato di avere fissato il proprio stabilimento principale in Irlanda.

Tik Tok avvertiva di essere nel mirino. E proprio qualche giorno fa (!) aveva annunciato una serie di modifiche alle proprie “linee guida”. Aveva promesso nuove misure in merito a contenuti autolesionisti e con tendenze suicide, inclusi quelli legati ai comportamenti alimentari; bullismo e molestie, inclusi doxing, cyberbullismo e molestie a sfondo sessuale; sfide o giochi estremi che minacciano la sicurezza personale; persone o organizzazioni pericolose ed estremiste. Certo, intanto sarà difficile riparare agli effetti indotti in questi ultimi anni sul benessere mentale e fisico. E purtroppo, un annuncio non ha permesso di evitare che una ragazzina finisse nel vortice violento di una Rete che – come ha detto il “padre” di Internet, Tim Berners Lee (vedi “Social o dis-social?”, pagina 4) è ormai arrivata a produrre atti e comportamenti che la rendono un fenomeno “anti umano”.

Roberto Alborghetti , Autore di “Social o dis-social?” Misura il tuo modo di stare bene nella rete, Funtasy Editrice, Info: funtasyeditrice@gmail.com

DA SAPERE CHE…

  • L’età minima per iscriversi a TikTok viene indicata in 13 anni (ma la legge italiana indica 14) e in ogni caso la piattaforma specifica che per i minori di 16 anni le funzionalità sono limitate: non hanno infatti accesso ai messaggi privati e non possono organizzare una diretta video. Inoltre, i minori di 18 anni non possono ricevere né inviare regali attraverso la funzionalità di “regali virtuali”.
  • Ma come viene verificata l’età di quanti scaricano l’app e vogliono iscriversi a TikTok? Autodichiarazione: in pratica, il social network (come d’altra parte Facebook, Instagram, Twitter) chiede all’utente di indicare la propria data di nascita all’atto della registrazione: non c’è da stupirsi quindi che sia semplice “mentire” pur di iscriversi, soprattutto per un social che è vicino ad 1 miliardo di utenti al mese e che ha giocato a rincorrere i giovanissimi, alimentandone la bulimia di contenuti e l’avidità di immagini.
  • La piattaforma – secondo quanto annunciato dal giornale inglese The Guardian – prevede nuovi “aggiornamenti”: gli utenti con meno di 16 anni non potranno ricevere commenti da “estranei”, né rendere i loro video disponibili per la funzione “duets” (quella che consente agli utenti di creare video “affiancati” a quelli dei loro amici o influencer preferiti) o per il download.
  • I “duets” sono diventati una delle funzioni più utilizzate su Tik Tok, tanto da essere consigliati da diversi esperti di social media marketing come uno dei modi migliori per portare contenuti relativi al proprio brand alla viralità.

3 pensieri riguardo “SOCIAL O DIS-SOCIAL?/ IL “CASO TIK TOK” E GLI ALLARMI INASCOLTATI

  1. Il problema è che anche gli adulti dovrebbero fare corsi professionali prima di usare un social network. Il fatto che li utilizzino senza consapevolezza ha generato una serie di fenomeni sociali di cui l’umanità avrebbe potuto farne a meno…

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