DALL’AUSTRALIA UN’ALTRA STORIA INEDITA DI UN SOPRAVVISSUTO ALL’INFERNO DI CEFALONIA


 

NONNO CARMELO CON I NIPOTI ( a destra: DANIELA COLANGELO PATANE’)

La pubblicazione “Mio padre nell’inferno di Cefalonia” continua a stabilire collegamenti e a portare in superficie storie e testimonianze che arrivano da varie parti del mondo. Ho sinteticamente scritto delle vicende di mio padre – superstite del massacro nazista nell’isola greca di Cefalonia (era il 1943) – anche sul mio sito in versione in lingua inglese. La potenza di internet e della rete ha favorito uno scambio di notizie e di informazioni tra le persone che ancora cercano di fare luce su un drammatico evento che coinvolse migliaia di soldati italiani.

Attraverso il mio sito ROBERTO ALBORGHETTI – We may see things that we don’t even imagine mi ha contattato dall’Australia la nipote di Carmelo Patanè, un italiano sopravvissuto allo sterminio nazista e, negli anni Settanta, emigrato dalla Sicilia nel South Australia. Navigando in internet, Daniela Colangelo Patanè si era imbattuta nella vicenda di mio papà Battista. La storia drammatica e dolorosa di mio padre ha fatto rivivere a Daniela i ricordi che nonno Carmelo – scomparso nel 2017 all’età di 94 anni – le aveva sempre confidato su quel terribile evento. Daniela ha voluto contattarmi, raccontandomi in inglese alcuni di quei ricordi raccolti dalla viva voce di suo nonno, che militava nella Marina Italiana di stanza a Cefalonia e uno dei pochi sopravvissuti al naufragio del piroscafo Ardena, inabissatosi in mare dopo avere speronato una mina piazzata dagli stessi soldati tedeschi.

Questa la testimonianza di Daniela: “Mio nonno Carmelo Patanè era un sopravvissuto della Marina Militare Italiana di Cefalonia. Sono davvero felice di essermi imbattuta nella tua  pagina web in cui gli eventi raccontati da tuo padre sono fin troppo familiari con quelli che mio nonno descriverebbe. Nonno è sopravvissuto anche all’affondamento dell’Ardena e alla prigionia nel campo dei lavori forzati. Lui e la sua famiglia si sono trasferiti in Australia all’inizio degli anni ’70. Gli eventi di Cefalonia sono stati davvero orribili e ci siamo sempre sentiti così fortunati che nonno fosse sopravvissuto, per tramandare le storie alle generazioni e per ricordare i caduti. I dettagli che ci ha ricordato erano così vividi! Lui e altri superstiti si erano  nascosti in un bunker per giorni prima di arrendersi ai soldati. Ricordava sempre il volto del giovane militare tedesco che li aveva catturati: nonno diceva che quel soldato era giovanissimo, sembrava avesse 16 anni ed era pietrificato e spaventato quanto lo erano loro, i prigionieri! Ricordava che l’elmo era così grande per quel giovane soldato, tanto che continuava a cadergli sugli occhi “.

Continua Daniela:Non ero a conoscenza della medaglia d’onore assegnata ai sopravvissuti di Cefalonia. Dovrò chiedere a mio padre se nonno ne ha ricevuta una. Dopo la guerra, egli  tornò in Sicilia, a Siracusa, dove sposò mia nonna e allevò 3 figli. La gente in città conosceva a che cosa nonno era sopravvissuto e spesso veniva salutato per le strade con l’appellativo di “Don Carmelo”, anche da persone sconosciute. Nonno visse una vita felice in Australia dal 1971 e sfortunatamente fu colpito da problemi di demenza senile negli ultimi anni: una sofferenza che lo riportò a quei tempi orribili della guerra. Era straziante vedere quanta tristezza e quanta paura c’erano nei suoi occhi! Era come se stesse rivivendo quei momenti dopo così tanto tempo. Purtroppo è morto nel 2017 a 94 anni e ci manca ogni giorno! Mio fratello ed io eravamo particolarmente legati ai nostri nonni. Sarei onorato di ricevere il tuo libro e di leggerlo con mio padre. Non gli ho ancora parlato di questo grande regalo. Grazie mille per la tua generosità, da tutta l’Australia lo apprezziamo sinceramente!”

Ringrazio Daniela per avermi contattato. Sono lieto, con questa sua testimonianza, di fare memoria anche di suo nonno e ricordare anche la stessa tragedia del piroscafo Ardena, una tragedia nella tragedia. Il piroscafo passeggeri greco “Ardena”, poco dopo la partenza da Argostoli alla volta della Grecia, aveva a bordo 840 prigionieri italiani della Divisione “Acqui”, sopravvissuti alle fucilazioni di massa eseguite dall’esercito tedesco e catturati a Cefalonia. Destinati ai campi di concentramento in Germania e ai territori occupati dalle forze naziste, a bordo erano tenuti sotto controllo dai militari tedeschi armati. Il piroscafo – vecchio, malandato e carico oltre misura – urtò una mina dello sbarramento difensivo nella baia di Argostoli. Fu una tragedia: l’Ardena affondò portando con sé 780 uomini, di cui 720 di essi erano i soldati della “Acqui”. Si salvarono i 60 militari tedeschi imbarcati con compiti di scorta e soltanto 120 degli 840 prigionieri italiani, tra i quali lo stesso Carmelo Patanè. Il piroscafo Ardena si trova da allora nelle profondità marine, al largo di Argostoli, custodendo dentro di sé le vittime di una immane tragedia.

Roberto Alborghetti  

Documentazione sull’affondamento dell’Ardena:

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