S. FELICE CIRCEO: IN VIAGGIO NELLA STORIA TRA NEANDERTHAL E IL MITO DI ULISSE (E MAGA CIRCE)


Testo e Foto di ROBERTO ALBORGHETTI

San Felice è la perla incastonata nel Parco nazionale del Circeo (Latina), luogo di assoluta bellezza sul piano della biodiversità. Protetto in una cinta muraria, sorge su una piattaforma naturale che domina la spettacolare baia del Golfo Sereno. Ha una storia antichissima che si dipana dalle epoche di Neanderthal, poi colonia romana, possedimento dei Templari, feudo dei potenti Caetani e roccaforte pontificia.

Ma la mente va al mito di Ulisse e della terribile Maga Circe: le loro vicende ebbero qui il teatro naturale, messo in scena dal racconto di Omero nell’Odissea. Insomma, qui c’è la storia. E c’è una terra bellissima ed antica.  Una sorprendente scoperta è giunta, pochi mesi fa, da una ricerca della Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università di Tor Vergata. Sono stati scoperti reperti fossili attribuibili a “9 individui di uomo di Neanderthal”.

IL MITO DI ULISSE E DELLA MAGA CIRCE

Nelle terre del Monte Circeo il mito di Circe resiste. Eccome se resiste! Innanzitutto è la stessa geografia a suggerire il promontorio del Circeo come la raffigurazione della maga dormiente: appare in effetti tale a chi ne ammira il profilo montuoso dalle spiagge del Golfo Sereno.

La leggenda, in quest’ultimo secolo, è stata rafforzata sul piano archeologico dal ritrovamento nel 1928, proprio sotto il Picco di Circe, della cosiddetta “testa di Circe”, reperto esposto prima al Museo Nazionale Romano e ora presso la Porta del Parco a San Felice Circeo. Innumerevoli gli studi e i dibattiti che si sono accesi nel corso dei secoli sul mito della maga, del tempio a lei dedicato e sulla reale collocazione della sua fastosa residenza. Il primo a scriverne, come si sa, è Omero, nell’Odissea, dove sono disseminate notizie tuttora oggetto di ricerche, a partire da Eea, l’isola in cui abitava Circe (“E arrivammo all’isola Eea: vi abitava, Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana”, Odissea, X, 135-6).

Secondo la tradizione romana, Eea è il Circeo: a quanti arrivano da Sperlonga il promontorio, per la folta vegetazione descritta dall’aedo, appare proprio come un’isola. Alcuni storici collocano la residenza della maga nell’acropoli di Terracina, altri invece nella vicina isola di Ponza.

Nell’Odissea, Omero racconta che Circe aveva una folta chioma riccia raccolta e ammaliava gli uomini con il suo canto. Li accoglieva alla mensa e offriva loro cibo a volontà e bevande avvelenate. Li colpiva con un bastone e li tramutava in maiali, leoni e cani, a seconda del carattere e della natura dei malcapitati ospiti.

Lo scaltro Ulisse non cadde del tranello come tanti altri sprovveduti (compresi i suoi compagni di avventura). Del resto, è lui l’eroe. Ma quali espedienti impiegò? Ma riuscì a resistere a Circe? Come lasciò Eea? Trovò di nuovo la rotta per Itaca, dove era atteso dalla sua Penelope? Omero risponde a tutte le domande. Tra le pagine di Odissea, che è sempre bello rileggere.

IL CENTRO STORICO: VIAGGIO NEL TEMPO

San Felice Circeo non è solo la località al centro del Parco nazionale o protagonista del leggendario racconto di Omero nell’Odissea dedicato alla Maga Circe, ma anche un suggestivo centro storico che merita di essere visitato, magari all’imbrunire, quando vie e piazze si stanno preparando ad accogliere gli ospiti di ristoranti e bar.

Fare due passi nel centro storico di San Felice  Circeo è una sorta di viaggio nel tempo. L’antica cinta muraria è superata attraverso l’ingresso alla piazzetta del municipio, con la torre restaurata da poco, o da una scala attraverso il complesso dell’antico Convento. Poi, ecco la rete di piazzette e vicoli,con negozi per lo shopping. Obbligatoria la sosta  nel Parco di Vigna la Corte che offre una vista mozzafiato sul mare e sulle spiagge del Golfo Sereno: si intravedono le Isole Pontine. Paesaggio spettacolare che incantò Ulisse. A ben ragione.

ALLA SCOPERTA DEI “CAVALIERI DEL TEMPIO”

Se volete rivivere l’atmosfera degli enigmi e dei misteri dei Cavalieri Templari, San Felice Circeo fa al caso vostro. Nel cuore del centro storico sorge la Torre dei Templari (o Torre Templare), antico edificio che – dicono le fonti storiche – porta la firma dei Cavalieri del Tempio. Venne costruito tra il 1240 e il 1259 dai monaci templari nel corso della loro permanenza sul promontorio del Circeo. Sul luogo, con ogni probabilità, sorgeva un preesistente monumento di età romana.

La torre circea era considerata tra le più forti e sicure dello Stato della Chiesa. Era stato papa Gregorio IX ad affidare (1240) ai Cavalieri Templari il compito di presidiare e proteggere il territorio costiero dai possibili sbarchi delle truppe di Federico II di Svevia e da eventuali attacchi dei pirati.

Del resto San Felice Circeo, in epoca medievale, rappresentava per i papi un luogo sicuro dove riparare in caso di pericolo. I Templari restarono a protezione del promontorio del Circeo per circa un ventennio.

Le caratteristiche architettoniche della Torre Templare non obbediscono ai canoni e allo stile delle case-torri delle famiglie di alto lignaggio, diffuse a Roma e nel Lazio durante il Medioevo, ma richiamano il linguaggio dell’architettura militare originata nell’Oriente Crociato nel corso del XII secolo. Ai primi dell’Ottocento il principe Stanislao Poniatowski vi fece collocare il grande orologio: sul  quadrante sono indicati solo sei numeri e la lancetta gira quattro volte nelle ventiquattro ore, che sono scandite dai rintocchi della campana.

Ad alimentare il mito dei Templari, ed il legame dei cavalieri con San Felice Circeo, c’è anche una piccola mostra allestita nella sagrestia della chiesa di San Felice Martire, adiacente alla torre. Da ammirare anche il Giardino di Vigna La Corte: oltre a garantire una spettacolare panoramica sul Golfo Sereno, è una traccia che racconta l’antico vigneto che i Templari piantarono nel perimetro del “castrum” di San Felice Circeo. I Cavalieri del Tempo avevano fama di essere anche esperti coltivatori. E producevano un vino, come si usa dire, come Dio comanda.

IL CIRCEO E LE SUE TORRI DI AVVISTAMENTO

A San Felice Circeo non c’è soltanto la Torre dei Templari a raccontare i giorni di un passato tumultuoso e glorioso. Altre costruzioni difensive narrano, sul territorio, di come le località costiere vivessero con apprensione e paura la propria condizione geografica. Dal mare non arrivavano soltanto merci e commerci, ma anche “visitatori” poco graditi per via delle loro incursioni e rapine.  Sicché, anche sul promontorio del Circeo, vennero edificate torri costiere come strumento di avvistamento e di difesa nei confronti dei pirati saraceni e degli assalitori dell’impero ottomano.

Anche oggi le torri costiere di San Felice Circeo – Torre Paola, Torre Cervia, Torre Fico e Torre Olevola – sono testimoni silenti di un passato bellicoso ed inquieto. Torre Olevola è la più vetusta. Era già presente in una mappa disegnata dal grande Leonardo Da Vinci e risulta citata in un documento del 1469: è dunque la più antica delle quattro torri costiere volute da papa Pio IV. Torre Olevola venne riedificata al tempo di papa Clemente XI e, proprio per questo, è conosciuta anche come torre Clementina. Nei pressi sorge la stazione meteorologica di Capo Circeo, ufficialmente riconosciuta dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Non avvista più pirati in arrivo dal mare, ma tutte le variazioni, sempre più turbolente, di un clima ormai impazzito.

ROBERTO ALBORGHETTI

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