TRA “DISPERSIONE IMPLICITA” E CRISI DELLE COMPETENZE: CHE SCUOLA CI ASPETTA?


Circa un anno e mezzo di scuola a distanza e di chiusure a singhiozzi per la maggior parte degli studenti in Italia ha avuto gravi ripercussioni in particolare sull’apprendimento. Il peggioramento delle competenze ha colpito tutti gli alunni, con particolari differenziazioni a livello di ciclo scolastico e di localizzazione geografica.

“I dati Invalsi certificano che a pagare maggiormente il prezzo della crisi sono stati gli adolescenti, per i quali la didattica a distanza è stata considerata sin da subito un’alternativa efficace. E’ necessario ora porre rimedio e investire risorse, energie e impegno per assicurare a questi studenti tutto il sostegno necessario per la ripresa dell’anno scolastico, non solo in termini di sicurezza degli ambienti, ma anche di concreto sostegno all’apprendimento e supporto per il benessere psicofisico, così seriamente compromesso durante l’ultimo anno e mezzo.”, spiega Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

La percentuale di studenti “in dispersione implicita”, ovvero di coloro che non raggiungono livelli sufficienti sia in italiano che matematica e inglese alla fine del percorso di istruzione, è aumentata dal 7 al 9,5% su base nazionale. Il divario territoriale resta altissimo: nel Nord solo il 2,6% dei ‘diplomandi’ è risultato in dispersione implicita, al Centro l’8,8%, e nel Mezzogiorno il 14,8% (oltre 1 studente su 7).

Nel Mezzogiorno, quasi un terzo degli studenti, il 31%, abbandona la scuola senza un diploma o finisce il percorso scolastico senza acquisire le competenze di base minime.

Se consideriamo l’intera popolazione studentesca al 5° anno delle superiori che ha svolto le prove Invalsi, al livello provinciale, le percentuali di dispersione implicita mostrano differenze abissali – dal 28% di Crotone, il 26% del Sud Sardegna, il 25% di Cosenza e Agrigento all’1,3% di Trento, 1,4% di Aosta e 1,7% di Sondrio – differenze che diventano siderali se si restringe il campo agli studenti svantaggiati dal punto di vista socio-economico.

Tra gli studenti di famiglie con livello socio-economico e culturale più basso, le percentuali di chi non ha raggiunto il livello minimo di competenze sono aumentate: in 15 province del Mezzogiorno, oltre il 50% degli studenti svantaggiati non ha superato il livello minimo in matematica alla fine della scuola media, ma anche in province del Centro come Rieti, Frosinone e Latina la percentuale arriva al 40%.

Nei Comuni di Napoli e Palermo la percentuale sale al 60%, un segno tangibile che anche se le scuole sono riuscite a trattenere questi studenti, che hanno partecipato quasi tutti alle prove (a Napoli non le hanno sostenute 7 studenti su 100, a Palermo 4 su 100), 6 mesi lontani dalle aule scolastiche nel 2020 e qualche altra settimana di chiusura nei mesi successivi hanno causato gravi perdite di apprendimento. Anche nei Comuni di Torino, Genova, Roma e Milano questa triste percentuale varia tra il 38 e il 31%, un fallimento di sistema anche in queste città, dove molti ragazzi ai margini, che spesso vivono nelle periferie del disagio, sono stati lasciati soli. D’altro canto, solo il 6-7% dei coetanei nella fascia socio-economica elevata non raggiunge i livelli minimi in matematica in queste città, con un minimo del 4% a Milano: un indicatore molto allarmante di disuguaglianza.

E non sorprende che la concentrazione di studenti svantaggiati nel livello più basso delle competenze numeriche (che non raggiungono le competenze minime per esercitare i diritti di cittadinanza) sia anche molto correlata alla variabilità tra classi misurata da Invalsi, cioè al triste fenomeno della segregazione socio-culturale degli alunni in classi di serie A e di serie B o C all’interno della stessa scuola. Fenomeno che nel Sud è doppio rispetto alla media italiana e 4 volte maggiore che al Nord.

“E’ indispensabile, con l’avvio del nuovo anno scolastico, intervenire in modo deciso per porre un argine al drammatico aumento delle disuguaglianze educative verificatosi con la pandemia. A partire dalla composizione stessa delle classi, dove occorre evitare il riproporsi di ogni forma di segregazione formativa – ai danni degli studenti più svantaggiati – e il sovraffollamento, problema questo particolarmente avvertito nel passaggio alle superiori, quando più forte è il rischio di dispersione scolastica.” dice Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Save the Children è impegnata da anni in Italia con programmi di contrasto alla povertà educativa, alla dispersione scolastica e al supporto psicosociale in rete con le scuole e le organizzazioni locali: dall’inizio della pandemia sono stati raggiunti e sostenuti più di 160mila bambine, bambini, adolescenti, le loro famiglie e i docenti su tutto il territorio nazionale. Solo quest’estate sono stati coinvolti 5.351 minori e neomaggiorenni.

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