NELLA SCUOLA E’ ALLARME “SQUID GAME”: QUEL GIOCO MORTALE CHE INSEGNA LA VIOLENZA AI MINORI


E’ allarme “Squid Game”. Da Nord a Sud, docenti e dirigenti scolastici stanno lanciando un appello ai genitori: “Attenzione! Tenete lontani i vostri bambini dalle immagini della serie sudcoreana, trasmessa via web e anche da Netflix!”. “I bambini copiano le violenze viste in tv e le ripropongono a scuola”: così, in questi giorni, scrivono quotidiani come Repubblica, Il Tempo, Quotidiano Nazionale e anche testate locali, come l’Arena.

Le azioni violente e di inaudita aggressività stanno contagiando i più piccoli, con conseguenze che stanno già diventando allarme. Si sono già ripetuti casi in diverse scuole. E sono state già raccolte più di 7mila firme in una petizione online. “Fermate la serie Netflix!” è la parola d’ordine che il mondo scolastico sta ripetendo nel passaparola, con il sostegno di pareri di pedagogisti e pediatri, che sconsigliano vivamente di “guardarla con i figli”, suggerendo ai genitori di attivare almeno il parental control del telecomando: la serie – va detto agli adulti – è vietata ai minori di 14 anni.

In alcune scuole sono già scesi in campo dirigenti scolastici. Silvia Svanera, preside di una scuola di Rignano sull’Arno, vicino a Firenze, si è trovata costretta, qualche giorno fa, a lanciare l’allarme ai genitori che, distrattamente, non si sono ancora resi conto del contenuto della serie televisivi: “I bambini più piccoli giocano a “Squid Game” e diventano violenti”, così ha scritto in una circolare.

La scuola ha dunque lanciato l’allarme, mettendo in guardia le famiglie degli alunni dalla serie Tv sudcoreana, che anche i bambini hanno modo di vedere (nonostante, appunto, il divieto ai minori di 14 anni). Al centro del programma, un game mortale che si cela dietro a giochi per i più piccoli come “1,2,3 stella”. 

L’istituto comprensivo di Rignano-Incisa , valutando la pericolosità della trasmissione, ha dunque invitato i genitori degli studenti “a prestare particolare attenzione, a casa e a scuola, al “gioco”. Lo “squid game” – si legge nella circolare del 19 ottobre scorso firmata dal dirigente scolastico, Silvia Svanera – nato da una serie sudcoreana in programmazione televisiva da qualche settimana, sta spopolando tra i più giovani, amplificato anche dal social TikTok. Emulando quanto appreso nella serie, i bambini “giocano” a 1,2,3 stella e, imitando gli attori, dispensano calci e pugni ai compagni di gioco”. La scuola ha quindi deciso di mettere in guardia le famiglie “affinché vogliano prevenire gesti pericolosi per la sicurezza della popolazione scolastica”.

Ci auguriamo che l’esempio di Rignano possa fare…scuola. Torna urgente il discorso della formazione e del senso di responsabilità nell’uso (o abuso) della tecnologia lasciata liberamente nelle mani dei minori. La scuola può fare molto. E i genitori altrettanto. A patto che mamme e papà sappiano rapportarsi e dialogare con i figli, trovando valide alternative al ripiego su tablet e smartphone. Ossia, i genitori sono invitati a mettersi in gioco, valorizzando il proprio ruolo di guide ed educatori.

Sull’uso responsabile della tecnologia digitale, suggeriamo un libro, “Social o dis-social?”, già adottato in tante scuole italiane:

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