“LA GUERRA IN UCRAINA CI RIPORTA ALLA MEMORIA L’ORRENDO MASSACRO DI CEFALONIA E CORFÙ NEL 1943”


 

Guest Writer: Giuseppe Dalpiaz

presidente associazione nazionale Divisione Acqui

Quanto sta avvenendo in questi giorni in Ucraina, ci riporta drammaticamente il ricordo di quanto risiede nella nostra memoria. In quella memoria che cerca nella Storia il significato di eventi vissuti, che dovrebbero aiutarci a capire laddove l’intelligenza del cuore si arresta davanti all’irragionevolezza del vissuto. Nel primo giorno del mese di settembre di ottantatré anni fa, le truppe hitleriane attaccarono la Polonia dando inizio alla più grande sciagura mai conosciuta dall’umanità, la Seconda Guerra mondiale.

Una sciagura di proporzioni enormi che portò guerra, rovina e distruzione in Europa e, dall’Europa, verso altri paesi, altri continenti.

La sete di conquista, la brama di potere obnubilarono completamente – e a lungo – la mente di molti uomini che, macchiandosi di crimini orribili, consegnarono alla Storia un fardello pesante, impossibile da dimenticare, ancor più da perdonare.

Caino vinse anche nelle due splendide isole Ionie, Cefalonia e Corfù, nel drammatico settembre del 1943, allorché i soldati delle truppe naziste colpirono, senza pietas, i soldati italiani – i tanti soldati della 33^ Divisione fanteria Acqui, il 18^ Reggimento fanteria di montagna, la 2^ Compagnia del VII Battaglione Carabinieri,  i reparti del I Battaglione  Finanzieri mobilitato, il 110º Battaglione mitraglieri di corpo d’armata, il CLXXXVIII Gruppo artiglieria di Corpo d’Armata, i marinai che presidiavano le batterie costiere,  il locale Comando Marina e tre ospedali da campo per un totale di circa 12.000 uomini –, soldati uccisi perché ritenuti rei di essere rimasti fedeli alla divisa indossata; uccisi perché non si arresero, perché – leali al giuramento fatto alla Corona – scelsero la dignità della battaglia e pagarono con la loro vita.

Sia pure in un contesto diverso, come non unire e sovrapporre le immagini strazianti provenienti dall’Ucraina, con la nostra Memoria acquina?

Gli ucraini stanno difendendo la loro terra, le loro famiglie, le loro città, la loro storia con la più potente delle armi: il coraggio. Il coraggio delle idee che professano e dei valori in cui credono e che riconoscono identitari del loro essere.

Dignità personale e fortissimo senso di appartenenza collettiva alla propria Nazione sono le loro armi per le quali si può anche sacrificare la propria vita per fermare chi – con prepotenza armata – vuol imporre la propria volontà.

L’amore per il proprio Paese, la fedeltà ad un Paese in cui si vive da persone libere, libere di decidere il proprio destino, fa sì che la popolazione ucraina sia non solo un modello da ammirare in televisione, ma un esempio che interpella le coscienze di ciascuno di noi.

Quella stesse coscienze interpellate nel nostro silenzio interiore, quando facciamo memoria dei nostri Caduti acquini, e ci chiediamo se sappiamo vivere il loro coraggio, il loro alla Patria, il loro giuramento d’onore alla Bandiera?

La popolazione ucraina oggi, i nostri soldati acquini ieri, non sono testimoni di valori fuori dal tempo, colmi di retorica buonista: al contrario, sono l’espressione di una civiltà che affida al suo più alto credo il senso e il significato della propria esistenza.

L’associazione nazionale Divisione Acqui è accanto al popolo ucraino, alle persone ingiustamente, crudamente e immotivatamente colpite da una forza tirannica (che non può né deve identificarsi con il popolo russo), fuori dalla Storia ma con cui la Storia – ovvero, ciascuno di noi – deve fare i conti.

Se oggi sapremo non girarci dall’altra parte, se sapremo essere coesi tra noi come cittadini italiani ed europei, se sapremo vivere il valore grande, immenso, della solidarietà con chi sta perdendo tutto, e non solo materialmente, renderemo onore anche alla memoria dei nostri Caduti e di tutti i soldati acquini che, nel lontano 1943, trovarono il coraggio di essere fedeli ai loro valori, dimenticando la loro giovinezza, i loro affetti, e negli occhi solo  il Tricolore…

Giuseppe Dalpiaz

presidente associazione nazionale Divisione Acqui

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