VOLTI E MEMORIE / MONTEROTONDO (ROMA): LINO E LA SUA LEZIONE-TESTIMONIANZA DI PASSIONE CIVICA E CITTADINANZA  


Un mese fa, il 5 maggio 2022, ci lasciava Lino Sandini. Lo vogliamo ricordare con le parole pronunciate da Roberto Alborghetti nel corso della cerimonia funebre, nella parrocchia dello Scalo, a Monterotondo (Roma).

Ho conosciuto Lino – Bortolo per l’anagrafe – soltanto nello scorcio finale della sua esistenza, scandita nell’arco di quasi 83 anni trascorsi e vissuti nel contesto della “sua” Monterotondo – o meglio del suo Scalo! – e di un’Italia al centro di grandi trasformazioni. Lino è figlio di questa terra eretina ed è figlio di una Nazione che, lungo 8 decenni, è passata attraverso fasi e momenti difficili, dolorosi, complessi.

Era figlio di immigrati venuti in Lazio dal Veneto, da Bassano del Grappa, cent’anni fa: così Lino mi raccontava spesso. Nel quartiere periferico dello Scalo avevano trovato l’opportunità di ripartire da zero, tirando su la famiglia e lavorando nel settore dei laterizi – fabbricazione di mattoni e ceramiche – nel quale gli stessi familiari di Lino eccellevano: “Avevano portato qui l’arte di fare i mattoni!”.

Lino nasce nel 1939, anno tragico per l’Europa e per l’Italia. Soffiano venti di guerra, e l’infanzia ne viene segnata, tra precarietà e storie amare, come in un film del neorealismo. Poi la Liberazione, la voglia di reagire e di ricostruire.

Mi raccontava spesso degli anni del Dopoguerra: lo sviluppo del quartiere, la costruzione della chiesa parrocchiale, le infrastrutture, volti di persone e storie dei sacerdoti inviati dalla diocesi di Bergamo a Monterotondo Scalo, a coprire esigenze di cura pastorale. Io, originario di Bergamo, mi incuriosivo ed appassionavo quando lui mi parlava dei “preti bergamaschi, grandi figure, che hanno fatto tanto bene alla nostra gente”. Erano sacerdoti a lui molto cari. Come don Berto Nicoli, che celebrò il matrimonio di Lino con l’amata Teresa. Come don Giuseppe Ferrari e la sua “impresa di carità” tra i giovani ed i bisognosi. Come don Antonio Locatelli, altro prete missionario della Comunità del Paradiso, tutti sempre nella scia delle intuizioni del Papa bergamasco, Giovanni XXIII.

Lino, grazie a queste figure, si sentiva un po’ bergamasco, anche per via di una parentela in Valle Seriana. Un legame, quello con Bergamo, destinato ad intensificarsi quando, negli anni giovanili, collaborerà con i deputati e senatori bergamaschi a Roma, per i quali seguiva soprattutto aspetti e questioni che riguardavano il territorio orobico. In quel periodo, Lino matura quella passione civica per la politica e per il bene comune che sarà la propria cifra esistenziale, insieme all’amore per la sua famiglia, per i suoi figli Silvia e Paolo, per tutti i suoi cari, per i suoi nipoti.

Lino mi narrava spesso delle sue vicende famigliari, come delle esperienze del suo impegno civico, presso l’Amministrazione Comunale di Monterotondo – fu anche assessore -, del servizio alla parrocchia e nella quarantennale animazione del comitato per le feste settembrine in onore di S. Michele Arcangelo. In questi anni, proprio attraverso le narrazioni di Lino, anch’io ho appreso frammenti e schegge della vita e della storia della comunità dello Scalo. Ed oggi che piangiamo per la scomparsa di Lino, la sua lezione mi appare chiara, evidente e necessaria: mai perdere e disperdere il filo della storia, del tuo quartiere, della tua città e della tua gente.

Lino ci dice che la memoria è fondamentale. E che senza memoria non c’è capacità di proiettarsi nel futuro. Per Lino – amico buono, mio e di tante persone – un luogo diventa “civile” solo quando la storia risuona nei vissuti personali. Lino, con la sua testimonianza, ci dice che: se queste storie mi appartengono, esse non riguardano più soltanto chi le ha vissute, ma anche coloro che ne sono stati coinvolti e che ne hanno condiviso il senso. È il valore della trasmissione delle proprie radici, lasciate fluire nella terra di una comunità, di un luogo che ti appartiene. Lino ci dice che tutto ciò è fonte di vita e che siamo chiamati a trasmettere storie di vita: mamme, papà, nonni, torniamo a raccontare testimonianze personali ai nostri figli, sempre più dispersi lungo le strade di una tecnologia che non comunica il calore di una relazione e di un incontro, ma esibizionismo, superficialità ed apparenza. Per Lino, l’esercizio della memoria era una manifestazione di cittadinanza e di senso civico, da attuare nel proprio quartiere, ma con il cuore aperto al mondo.

Grazie Lino per questa formidabile lezione di umanità, di cristianesimo e di cattolicità vera! Grazie per essere stato un uomo buono, umile, animato da grande fede e di quella saggezza che si trova – parafrasando le parole di un pensatore – soltanto in chi esprime una grande gentilezza. Padre Nostro che sei nei cieli, ti ringraziamo per il tratto di cammino compiuto insieme a Lino! Che il suo ultimo viaggio gli sia lieve.

2 pensieri riguardo “VOLTI E MEMORIE / MONTEROTONDO (ROMA): LINO E LA SUA LEZIONE-TESTIMONIANZA DI PASSIONE CIVICA E CITTADINANZA  

  1. Saluto con immenso dolore e dispiacere Lino. La persona più educata , mai volgare, mai una parola fuori posto , sempre cortese, disponibile con tutti , buona d’animo che io abbia mai conosciuto. Una gran bella persona; una grandissima perdita per la nostra comunità. Dicono che il Signore si riprende sempre i ” migliori ” e con lui ha fatto un grandissimo affare. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato , per la disponibilità che ci hai sempre dato…..Un esempio per tutti….anche se qualcuno potrebbe dire il contrario ma…..come si dice…..non ti curar di loro e passa…….Ciao Lino, grande uomo grande amico…..

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