LA VOMITEVOLE SFIDA DEL “BOILER”: ECCO COME LA RETE ALIMENTA LA DE-GENERAZIONE DIGITALE


Che la tecnologia e la rete ci stiano rimbecillendo, non è un mistero. Abbiamo scritto un libro in proposito: “(De)generazione digitale”, dedicato proprio all’analisi dei fenomeni che stanno trasformando la “ragnatela” di Internet in un luogo pericoloso, malsano e infrequentabile (non solo dai minori). Ma quello che sta circolando – come versione aggiornata delle famigerate competizioni estreme – è qualcosa di abominevole e vomitevole, se ci definiamo ancora persone ed esseri umani.

Se ne parla sempre poco, ma – come abbiamo voluto fare in “(De)generazione digitale” – vogliamo qui sollevare un po’ di attenzione tra i docenti, le famiglie e gli educatori. Ebbene, attraverso un battage che coinvolge TikTok (sì, ancora TikTok!) e i gruppi Whatsapp e Telegram, è in atto una pericolosa sfida (web challenge) che ha nel mirino le ragazze. È denominata “Boiler summer cup”. Ossia la coppa estiva del “boiler”, qui il termine è usato per definire in senso offensivo e discriminatorio ragazzine e donne che, secondo i canoni dell’idiozia umana, sarebbero “discutibili” perché in sovrappeso o con qualche chilo in più. Detta cosi, la vicenda potrebbe (e dovrebbe) già far muovere Autorità di Garanzia e movimenti contro il bullismo e cyber bullismo.  

La competizione – come altre “gare” stupide di cui parliamo in “(De)generazione digitale” – è stata lanciata da gruppi maschili, si presume uomini “maturi”, o sulla via di diventarlo: traguardo che ovviamente essi non raggiungeranno mai. Consiste nel “passatempo” di bighellonare per discoteche e locali pubblici e scattare foto e girare video alle cosiddette  “ragazze grasse” con l’obiettivo di postare il materiale online, ovviamente all’insaputa delle interessate (gli idioti non lo sanno, ma già questo è un reato). C’è anche chi, doppiamente idiota, finge di abbordarle, sempre con lo scopo di riprendere immagini.  

E dopo, che succede? Gli stessi idioti, sempre online, assegnano punteggi in base al peso delle ragazze. Più il peso è maggiore, più punti sono guadagnati. Gravissimo e criminale il fatto che molti di questi video e tante di queste fotografie siano già finiti in rete, alimentando lo sport idiota del commento volgare, aggressivo, turpe, violento e gravemente offensivo nei confronti di molte ragazze, che si sono viste pubblicamente al centro dei dileggi e delle derisioni, messe alla berlina alla mercé di tutti, come accade regolarmente nelle praterie di TikTok (al social network cinese abbiamo peraltro dedicato il quarto capitolo di “(De)generazione digitale”, offrendo elementi di analisi a docenti e genitori).

Gli elementi ed i contenuti di questa idiota “campagna” digitale, che rinnova infaustamente le “web challenge”, sono di per sé sufficienti per poter bloccare e denunciare – in quanto perseguibili di più reati – gli autori di queste azioni che sono classificabili come discriminazioni, cyberbullismo, grassofobia, misoginia, manifestazioni di odio sociale.

Il caso, ulteriore manifestazione di degenerazione digitale (e di generazioni sconnesse), solleva interrogativi che riguardano la figura femminile e l’insieme di quei traguardi che – sul piano culturale, in termini di parità e di emancipazione – rischiano ora di essere demoliti e indeboliti. Senza poi contare gli effetti che, massicce operazioni del genere, lasciano sulla salute mentale e sulla psiche di tante ragazze, costrette ad isolarsi, a non mostrarsi, a troncare relazioni e, come già accaduto proprio con i video su TikTok, ad essere spinte a gesti estremi. Come sono estreme queste sfide, che i gestori dei social fingono di non riuscire a bloccare, anche perché, come si sa, queste cose attirano il pubblico. E pubblico significa soldi ed introiti.

Tutto ciò è doloroso ed allarmante. L’inciviltà e i reati digitali sono sempre più un fiume in piena che rischia di travolgere ogni senso di umanità e di rispetto. Sì, siamo all’emergenza sociale, che pochi percepiscono visibilmente perché tutto avviene nello spazio impalpabile e sfuggente della rete, sempre meno virtuale, sempre più reale, perché tocca e coinvolge la vita concreta delle persone. Di questo passo, resta da chiedersi: chi saranno i prossimi bersagli. I magri? I vecchi? Chi ha le rughe? Chi è cieco? Chi è sordo? Chi ha una caratteristica fisica?

Terribile e drammatico. Si fa fronte a tutto ciò soltanto con la formazione e con la diffusione della vera cultura digitale. La scuola è importante. I docenti sono figure professionali decisive, insieme a genitori più consapevoli del proprio ruolo educativo, oltre che di guide autorevoli. Anche in “(De)generazione digitale” abbiamo provato a dare loro elementi e chiavi di conoscenza.                 

Roberto Alborghetti

Per info, contatti ed incontri sul libro {De)generazione digitale: info@funtasyeditrice.it

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